| Resistenza valore comune riconoscendo differenze e partendo dall’antifascismo |
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| Giovedì 30 Aprile 2009 00:00 | |||
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La Resistenza appartiene alla storia del nostro Paese ed è giusto celebrarla in momenti che uniscano i cittadini e le Istituzioni. Il valore comune del 25 aprile non può prescindere però dal riconoscere le differenze tra chi, con la lotta di liberazione, si è battuto per la libertà e la democrazia, contro la barbarie, contro la dittatura, contro nazismo e fascismo che portarono alle leggi razziali e allo sterminio degli ebrei. Chi scelse di combattere fascismo e nazismo liberò l’Italia e il popolo italiano.
Ritengo positivo e importante che tutti oggi sentano il dovere di ricordare chi lottò per la libertà e contro il fascismo. Sarebbe utile se ci si limitasse a ricordare l’antifascismo, la resistenza e i valori comuni della nostra Costituzione, anziché preoccuparsene – come ha fatto il Presidente del Consiglio – in chiave di appartenenze politiche oppure contro la sinistra che giustamente rivendica, sul tema dell’antifascismo, coerenza storica e politica. L’anniversario della liberazione, celebrato il 25 aprile, ci ha consegnato uno splendido esempio di libertà. La libertà che appartiene alla nostra storia nella misura in cui insieme l’abbiamo conquistata, salvaguardata e fatta crescere nell’aspirazione comune per una società più giusta ed equa. La Costituzione della Repubblica italiana è parte della nostra storia e della nostra identità, affermarne il valore significa anche garantire consenso sulle proposte di modifica in cui debbono riconoscersi i cittadini, non solo le forze di maggioranza. Il 25 aprile non solo come ricorrenza e testimonianza “del ricordo per i partigiani ed il sacrificio di intere famiglie e di un’intera generazione, ma come conferma dell’impegno civile di ciascuno a farsi presenza attiva, a sollecitare la partecipazione dei cittadini, ad utilizzare il patrimonio di valori e di idee della Resistenza. Sentire profondamente l’impegno per la libertà e la pace, per la giustizia e la democrazia, rappresenta una “garanzia” di fronte al mondo moderno, alle sue profonde contraddizioni e divisioni. È la ragione per cui ogni anno ci ritroviamo, il 25 aprile, a ricordare l’anniversario della Liberazione d’Italia, i valori, le idee e il sacrificio degli uomini e delle donne della Resistenza. Le mozioni che confermano i tagli … Le mozioni che cercano di indicare un percorso al Parlamento – in questo caso di valorizzazione delle comunità italiane nel mondo anche attraverso il recupero di risorse decurtate da Governo e maggioranza al Ministero degli Affari Esteri – sono sempre utili a capire gli orientamenti delle forze politiche e dei gruppi parlamentari. Avremmo potuto incassare un risultato positivo con l’approvazione della mozione del Pd, che ha riportato un risultato di parità e quindi è stata bocciata, e avremmo impegnato il Governo a un recupero di risorse che oggi appare sempre più necessario quanto improbabile. Non è andata così. La mozione di maggioranza – sulla quale vi è stata l’astensione del gruppo del Pd dopo la modifica che impegna il Governo a recuperare risorse dalla rete consolare a settori vitali della Direzione Generale Italiani all’Estero e politiche migratorie – è, in effetti, ben distante dal rappresentare un impegno significativo. In primo luogo a causa della natura del recupero: che senso ha distogliere risorse dalla rete consolare, già sottoposta a un taglio del 50% delle dotazioni di bilancio per il suo funzionamento, oppure utilizzare le entrate di passaporti e visti, comunque distolte dalla rete consolare o dalla possibilità che la stessa ne faccia uso? In secondo luogo per le altre considerazioni che dobbiamo fare dopo aver ascoltato Governo e maggioranza in sede di parere e dichiarazioni di voto. Abbiamo avuto conferma del vuoto di progetto e idee per il futuro rapporto con le comunità italiane nel mondo. Il vuoto, alla fine, deve essere riempito! Non abbiamo percepito, dalla maggioranza, nuove direzioni di sviluppo del rapporto con l’Italia nel mondo, il Governo ha confermato i tagli e non ha dato indicazioni per il futuro e l’opposizione si è divisa sulle mozioni e sulle scelte essenziali per le nostre comunità. Non è stato un bel momento politico. La sostanza è che i tagli non sono recuperabili. Non vi è una volontà di Governo e maggioranza tesa al recupero se non attraverso operazioni di ulteriore indebolimento della rete consolare: la discussione sulle mozioni ce ne ha dato conferma. La sostanza è che Governo e maggioranza pensano che le comunità italiane all’estero vadano distinte, addirittura separate. Da un lato gli italiani che parlano italiano e quindi non hanno bisogno di corsi di lingua, che si muovono tra Italia e mondo e quindi possono accedere a servizi quando sono in Italia, che sono formati e non hanno bisogno di formazione ma formano il mondo, che investono e producono ricchezza e che sono disposti ad investire ricchezza in Italia. Dall’altro lato gli italiani che non parlano italiano, che hanno una cittadinanza solo di passaporto, che hanno bisogno di formazione seria, che in qualche caso vivono ai margini delle società di residenza, che sono stabilmente all’estero e non vivono il mondo, che non possono investire in Italia perché non hanno ricchezza. In realtà lo Stato italiano dovrebbe occuparsi di tutti, ce lo ricorda la Costituzione. La nostra presenza nel mondo non è così catalogabile. Abbiamo una storia molto complessa. Nei giorni scorsi la comunità italiana in Sudafrica (l’on. Fedi era in visita ufficiale assieme al senatore Nino Randazzo, ndr.) ha avuto modo di ricordarcelo: chiedono attenzione, rispetto, accesso a servizi e tutela dei diritti. E la sostanza è che hanno titolo per chiederlo! La sostanza è che un Paese civile decide di essere presente con le Convenzioni bilaterali sui temi della sicurezza sociale, del fisco, della tutela in campo sanitario. Con investimenti in campo culturale e di promozione della lingua italiana per tutti – cittadini italiani e non – perché questa è la strategia di un Paese “intelligente”. La sostanza è che chiudere consolati – in questo momento – indebolisce il Paese. In un momento in cui non stiamo investendo in informatizzazione, formazione e comunicazione: su questi temi siamo in forte ritardo. Quando sento parlare dei “consolati elettronici” penso che sarebbe opportuno che il Governo, un giorno, chieda al Parlamento di visitarli questi centri di eccellenza, per capire a che punto siamo, quando arriveremo e dove, con quali tempi e risorse. Invece nulla, solo enunciazioni. La sostanza è che chi ha prodotto ricchezza all’estero – ed ancora lo fa bene – non ha alcun interesse a investire in Italia sulla base di scelte politiche o di orientamenti di parte, lo fa se sussistono le condizioni per trarne profitto, e guai se non fosse così. Quando si parla di “imprenditori italiani pronti a investire nelle infrastrutture” – come ad esempio il ponte sullo Stretto – i più buoni parlano di utopistiche visioni, i cattivi sentono odore di “riciclaggio”. La storia ci dirà chi ha ragione e chi torto. Intanto possiamo dire senza timore di sbagliare che la riforma di Comites e Cgie, sulla quale il Governo, ed anche qualche esponente dell’opposizione, hanno riposto tanta speranza di cambiamento, non può certamente riempire il vuoto di idee e di progetto che la XVI legislatura dell’era Berlusconi ci sta consegnando grazie all’assenza del Governo e della maggioranza. La verità è che il centrosinistra all’estero aveva preso degli impegni e noi eletti abbiamo fatto di tutto per spingere la coalizione che sosteneva il Governo Prodi a mantenerli: sui capitoli di bilancio del MAE, sulle detrazioni per carichi di famiglia, sull’ulteriore esonero ICI, sulla 14esima delle pensioni, sulle Convenzioni bilaterali. E su altri temi, come la cittadinanza o i diritti sindacali del personale a contratto, o sulla rete consolare e sull’assistenza, con la proposta dell’assegno di solidarietà, avevamo svolto una gran mole di lavoro che comunque ha sortito effetti positivi. Oggi niente. La maggioranza di oggi ha fatto campagna elettorale all’estero, ha vinto le elezioni in Italia, ha preso impegni anche all’estero e non li sta mantenendo.
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