| Verdini nega ogni legame con la P3 |
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| ITALIA | |||
| Venerdì 30 Luglio 2010 18:33 | |||
ROMA – “Non ho mai saputo nulla né conosco le attività e le finalità, né sono mai stato contattato da qualcuno”, ha affermato il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, in una conferenza stampa in cui ha replicato alle accuse di un suo coinvolgimento nell'inchiesta sulla P3. Verdini ha sottolineato di trovarsi in una situazione “paradossale” in quanto indagato nonostante, ha ribadito, “non ho mai saputo nulla” dell'associazione. Sull'operazione da 2,6 milioni di euro relativa al “Giornale della Toscana” che i magistrati gli contestano, Verdini ha replicato dichiarando che “io personalmente non ho toccato un soldo e, anzi, nella vicenda del giornale ce ne ho rimessi tanti. Miei e della mia famiglia”. Verdini ha sottolineato che i 2,6 milioni erano un aumento di capitale, di cui sono stati versati solo 800 mila euro. “Non ho mai scaricato Dell’Utri che è una persona per bene. Non c’è nulla da scaricare e sicuramente io non scarico l’amicizia”, afferma il coordinatore del Pdl. Verdini ha definito una “brutta richiesta” quella del presidente della Camera, Gianfranco Fini, sule sue dimissioni. “Mi dispiace che il presidente della Camera in forma generica non mi abbia tutelato - dice Verdini - è brutto che il tutore delle Camere e terza carica dello Stato, mentre un rappresentante della Camera viene interrogato, chieda le proprie dimissioni in forma generica e senza aspettare l’esito delle indagini”. Critiche anche al finiano Italo Bocchino: “Da Bocchino non accetto nessuna lezione perché chi parla di presunta legalità dovrebbe essere ineccepibile, lindo e trasparente. Mi ricordo che il Pdl si è stretto intorno a lui quando fu al centro di un’inchiesta per cui il gip aveva chiesto anche l’arresto”. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, anche lui coinvolto nell’inchiesta P3, ha respinto la richiesta di dimissioni: “I miei avvocati hanno chiesto ai magistrati di ascoltarmi. Io rispondo dei fatti e di fatti non ne ho commessi”. “Tutti avete letto l’ordinanza - ha aggiunto Caliendo - e lì si capisce che in quella riunione in cui si è parlato di lodo Alfano io non c’ero”. Il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando ha attaccato il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri che “condannato in secondo grado per reati di mafia, piuttosto che difendersi nei processi, sta scrivendo un volume di cultura mafiosa. Con disprezzo e strafottenza per le azioni penali in corso, pontifica e sembra rappresentare il popolo della cultura mafiosa”. “Marcello Dell’Utri – aggiunge l’esponente dipietrista – cofondatore di Forza Italia con Silvio Berlusconi, pluri-inquisito e pluri-salvato da leggi ad personam, proposte dal proprio legale avvocato e deputato Ghedini, rimane al suo posto e ricorda che lo stalliere di cavalli e riferimento di mafiosi, Vittorio Mangano, era un eroe. Un messaggio da tipica cultura mafiosa”.
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