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Giovedì 08 Luglio 2010 14:33 |
Il segreto sarebbe nella plasticità del cervello, che cambia così come mutano nel corso di una vita le esperienze personali, le conoscenze, le condizioni ambientali. La mente, in altre parole, non si cristallizza e non smette di evolvere e di modificarsi in base alle esigenze che di volta in volta si presentano. Se un cervello si ammala a causa di un’esperienza traumatica o per via di una prolungata esposizione allo stress emotivo, allora può anche percorrere il tragitto inverso, affermano i sostenitori della neuroplasticità. Ognuno di noi, quindi, può incidere sulla propria condizione mentale grazie al pensiero e alla volontà, e quindi procedendo a una sorta di rieducazione emozionale e sentimentale.
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Giovedì 03 Giugno 2010 11:36 |
Nei periodi in cui siamo confusi, irrequieti e sfiduciati cerchiamo spesso di proteggere la nostra fragilità isolandoci o imponendoci una vita più regolare possibile, evitando la folla e le occasioni che potrebbero destabilizzarci. La ricerca di ordine interiore si riflette nel tentativo di crearci intorno un ambiente pulito e ordinato, quasi asettico. Questi comportamenti esprimono il tentativo di estendere un controllo razionale a tutto ciò che potrebbe turbarci e minare ancor più la nostra autostima. Funziona? No: prendendo questa strada non si fa altro che rinforzare proprio le ragioni da cui nasce il disagio. La confusione invece paradossalmente può aiutarci. Se non c’è, bisogna... crearla!
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Giovedì 27 Maggio 2010 16:26 |
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No al pensiero positivo
«Credici, convinciti, dì a te stesso che sei bravo, che sei forte, che ce la puoi fare.. E tutto andrà bene». È questa, più o meno, la ricetta del cosiddetto “pensare positivo” che ci bombarda da ogni parte. Il corollario è che, se non sei al settimo cielo, è colpa tua: non ti sforzi abbastanza. In realtà questo atteggiamento è il contrario di quello che serve per realizzare la nostra vera natura, per fare quello per cui siamo nati e quindi per essere felici. Il pensiero positivo non fa che proporci di diventare artificiali e finti; ci obbliga a recitare un personaggio grottesco, una specie di pupazzo sempre allegro, volitivo e sorridente. In sostanza l’idea è: se neghi quel che sei e provi, i tuoi veri stati interiori, potrai realizzarti.
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